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Welcome Into My Velvet Rope

R.

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Wow! That's my personal spaces Warning! Maneggiare Con Cura!
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....mmmaaarrrcccooo....sn molto Ok......
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maria cristina

Benvenuto nel mio Spaces!
May 05

foto tenera....

DSC01660
 
 
 
che tenea qsta foto!! un bel ricordo di una giornata passata in famiglia e che nn puoi vivere tt i gg,
forse per qsto è speciale...
a presto
R.

Intervento inutile

Mi è venuta voglia di scrivere sul blog anche se nn lo faccio mai tranne in momenti di pura agonia psicologica...
la verità è che nn riesco a parlare di me e qndi compilare gg dopo gg qsto sito. Oppure qnd mi viene voglia di lasciare qlche pensiero qndo clicco su aggiungi le idee mi sembrano stupide e insensate... bho? Ce la metto tutta ma proprio nn riesco a parlare di me e dei mei pensieri...
cmq per dare un senso a qsto interveno inutile almeno per nn dare la sensazione a quei 3 che leggeranno di aver perso tempo lascio qlche frase di una song:
for u i was a flame... love is a losing game...
self professed profound, love is a fate resigned... love is a losing hand!
 
mammamia come è deprimente! riproviamo con un'altra:
 
Oh i think i'm falling in love again this cannot be good!
(ha ragionissimo!!!!!!)
spero vada meglio...
a presto
 
R.
May 01

1' maggio fiorentino1

buongiorno a tutti, si mi sn appena svegliato e sn a firenze la culla del rinascimento...
Che strano tornare qui dopo 5 anni! qnte cose sn cambiate, ma soprattutto come sn cambiato io...
cmq finalmente scrivo sul blog dopo l'ultimo nn esaltante post!!!
a presto
R.
January 30

sad

che giornata strana!
nn ci credo
che
stranezza
nn posso pensare di avere perso
c'è così poco da dire e da fare
tutto sembra abusato
come se solo una scintilla fosse rimasta
una scintilla minuscola
che nn si trova
che ti fa penare
che ti fa stremare e arrancare
per raggiungere una meta
che nn vedi
ti sembra così lontana...
qnd la raggiungi ti dicono che nn è finita
è solo il mach point
ricarica le forze
riparti
 e
nn chiederti se finirà
perchè qnd finirà
è l'oblio.
nn potrai chiederti
nè voltarti
sn passi falsi
troppo falsi
falso
ma cosa è il vero
cosa il falso
cosa la follia
in ognuno ce n'è
c'è un pizzico
una scintilla
sempre la cazzo della scintilla
ma perchè nn incendia?
perchè è così fugace
perchè mi sfugge?
perchè nn riesco a prenderla
fermate il mondo:
VOGLIO SALIRE
nn più in disparte
voglio essere lo spettAttore
della mia vita
ma scrivete voi il copione
io la scintilla l'ho persa
e nn la trovo
nn ho idee
per vivere la mia vita
ho solo storie
ma nn sn cose che vivrei
sn sulla carta (sul Pc)
sn ferme e immobili
dategli luce
io sn l'autore
ma nn della mia vita
di qll si sn scordati di
appiccare il fuoco
ed ora è infreddolita
rattrappita
stropicciata
e aspetta
un focus
pur
puros
ih
ih
i don't wanna lose my focus
only i want is fire
fuoco per dare senso
sensi
tatto
fumo
pelle
è la mia follia
la mia agonia
sn stanco di assistere
voglio levare le ali
nn da angelo
vanno bene anche da pipistrello
sn brutti ma volano
stanno giù
ma volano
ed io sn qui
nn volo
nn volo
scintilla
fiamma
facella
my heart
my speakerheart
iceheart
fatemi salire
e assisterete al
FUoco.
December 18

capitolo 6

VI

 

 

 

 

 

 

Passai una notte orribile. Il turbinio delle passioni e dei fatti della giornata passata mi tennero sveglio per gran parte della notte. Mi sentivo un idiota, avevo appena iniziato ad avere un rapporto con Ana, avevo l’opportunità di farle vedere che tipo ero, di mostrarle il mio vero io ed invece avevo mostrato una bestia sanguinaria. In più non sapevo cosa era successo. Non sapevo la dinamica dei fatti, ero troppo arrabbiato per poter pensare al fatto che lei era uscita con Irwin domenica sera. Come le era venuto in mente di uscire da sola con un altro quando aveva appena chiuso una storia di cinque anni con Cole? Iniziai a dubitare della sua reputazione e a realizzare che forse lei non era speciale, non era diversa da una Georgia o una Pamela della situazione. Purtroppo ero troppo innamorato di lei per poter minimamente pensare di sbagliarmi sulla sua eccezionalità, per cui scansai i dubbi e li rinchiusi in una scatola ermetica nel mio cervello per poterli ignorare. Il cinquanta per cento della mia esistenza si basava su questo amore e sulla sua persona, se avessi dubitato di lei allora avrei dovuto dubitare della mia vita e, di dubbi sulla mia vita, ne avevo già troppi. Mi svegliai molto tardi, ma solo dopo sveglio capii la mia condizione di sospeso. La sospensione in una scuola di lusso come la Saint Luis era una macchia nera nella mia dignità che mi avrebbe perseguitato per il resto della vita. In una scuola esclusiva come quella che frequentavo le sospensioni e le espulsioni erano più rare dei poveri, nessuno alla Saint Luis High School era mai stato sospeso, certo le teste calde c’erano come in tutte le scuole ma se qualcuno faceva una cosa grave come quella che avevo fatto io a salvare la situazione arrivava il padre ricco o il nonno nobile. Tante volte Cole fu sul punto di essere sospeso o espulso, ma bastava una chiamata del suo ricco paparino a mettere in regola tutto e da una possibile sospensione si passava ad una nota banale sul registro di classe. Io questa fortuna di avere un ricco paparino l’avevo perduta oramai da sette anni per cui non potevo fare altro che ringraziare il mio ricco nonnino che per il suo nome mi aveva evitato una espulsione certa. Già, solo per il mio cognome avevo evitato l’espulsione perché se fossi stato un poveraccio in tutto e per tutto non l’avrei passata liscia, non che ora l’abbia passata, dovevo pure stare in casa per una settimana e la mia reputazione tra i docenti non era più ferma al “poveraccio perdente straccione sfortunato”, adesso per loro ero diventato un teppista. L’abbigliamento c’era, i capelli pure la madre cameriera anche mancava solo un atto ignobile che avevano ottenuto: ecco a voi il perfetto manuale per diventare teppisti in meno di un giorno. Questi fatti mi avevano fatto riflettere anche durante la notte, mi sentivo cambiato. Ero abituato all’immobilità della mia vita da parecchio tempo, la mia vita era una stanca routine tra scuola e casa tra silenzi ed urla. Adesso mi ritrovavo in una nuova situazione: in meno di due giorni avevo parlato con Ana, avevo aiutato il mio peggiore nemico, pestato Irwin, sospeso, che cosa sarebbe successo domani? Iniziavo a capire che qualcosa si era messo in moto nella mia vita, qualcosa stava cambiando dal profondo, ma non riuscivo a capire se era la situazione a cambiare oppure se lo ero io. Non sapevo darmi una risposta ma mi sentivo spaesato ugualmente, in quella situazione che prova un naufrago in mare aperto con l’unico appiglio di un relitto che avrebbe potuto affondare portandoselo via con sé. Scesi in cucina per fare colazione e solo allora mi accorsi che era l’una passata, i Korn Flackes non sarebbero stati bene accetti dal mio stomaco che era chiuso ermeticamente da una cattiva nottata e da un’agitazione tumultuosa. Corsi via dalla cucina per evitare di vomitare e salii in camera. Sapevo cosa ci voleva per aprirmi lo stomaco e per sfogare questa agitazione: un bello spinello. Fumare appena svegli è la cosa più pericolosa da fare, sarebbe meno rischioso giocare alla roulette russa, il cervello appena sveglio assomiglia ad un grande magazzino pronto a ricevere dati, ma quella mattina stavo per bruciare cellule non immagazzinando dati. La marijuana ha un solo campito: bruciare neuroni. La prima boccata è la più letale per il cervello: il fumo aspirato per bocca arriva direttamente ai polmoni, e, dai polmoni al cervello, i neuroni cadono a centinaia di fronte a questo potente guerriero che li falcia come se fossero piccoli soldatini di cartapesta. Il cervello perdendo combattenti preziosi reagisce molto male. Dapprima si sente sperduto, ci mette un po’ per rimpiazzare i  soldati caduti con quelli che rimangono, perché il cervello ha un’artiglieria pesante ma una volta caduta non ne produce di nuova, deve solo rimpiazzarla. Durante una fumata di canna il cervello diventa un grande apparato riciclatore, è questo rimpiazzo che provoca lo sballo. Gli occhi diventano pesanti e si incendiano di un rosso vivo se la prendi male, la salivazione sparisce tanto che la bocca diventa arida, la testa diventa pesante e l’unica cosa che vorresti fare è dormire. Però non puoi dormire, il cervello sta ancora riciclando neuroni, quindi ti fa viaggiare, ti offre un biglietto gratis che ha una sola destinazione: l’oblio. Ti fa passare da un pensiero all’altro vorticosamente in un moto perpetuo che ti fa scoppiare la testa. Se sei felice fumare può anche farti bene, inizi a pensare alla tua fortuna ai momenti belli della tua vita, ma se sei triste come lo ero io in quel momento allora è finita. Inizi pensare alla tua condizione miserabile, a come vorresti che la tua vita sia diversa, allo schifo che ogni giorno sei costretto ad affrontare. Ti senti più che solo, ti senti perduto, ti senti morire in un momento e rinascere subito dopo. Ti senti chiuso in un labirinto di pensieri che vanno su e giù che ti raggiungono, ti fanno del male e ti strappano via l’anima e quella piccola scintilla di rassegnazione che era posta dentro di te nell’estremo angolo del tuo cuore ti viene frantumata e distrutta. Questa però è solo la prima fase. Dopo il tuo cuore diventa un piccolo vaso di Pandora: prima escono tutti i mali che provi dentro di te ma il guaio è che insieme ai mali esce anche la speranza, che si volatilizza per sempre. Allora ti senti vuoto, totalmente vuoto, il tuo cuore e la tua mente sono come purificate, ti senti come rinato, ma ti senti anche più triste di prima. La marijuana ha il merito di stoppare il pensiero per un po’, ma il guaio è che primati fa passare in rassegna dei tuoi dolori e solo dopo te li raccoglie e li resetta ma prima ti fa sentire il più miserevole degli uomini dopo ti libera ma a pensarci bene è una libertà condizionata che ti può fare dimenticare il male che provi ma non lo può eliminare dalla tua anima. La marija è una brutta bestia ma era proprio per questo che non potevo farne a meno.

Dopo il viaggio mentale che la canna mi aveva portato mi sentivo più sconfitto di prima ma l’effetto era all’ultimo stadio, quello della fame chimica. Come speravo il mio stomaco non solo era libero da quell’agitazione perenne ma avevo riscoperto un bel po’ di fame. Scesi in cucina e aprii il frigorifero per cercare qualcosa di commestibile ma soprattutto di salato. Il frigorifero però non offriva niente di buono, solo insalata e pomodori, sembrava una giungla. Mia madre da due anni aveva scoperto il forno a microonde quindi tutta la roba salata la comprava surgelata. Il microonde è un fidato amico che in cinque minuti scongela e cuoce e mia madre avendo poco tempo era diventata la sua migliore amica. Insomma tutta la roba salata commestibile era nel surgelatore, il frigo era una grande serra verde di pomodori e lattuga, le cose che più odiavo.

<<Cazzo!>> esclamai sbattendo forte la porta del frigorifero e mi diressi con voracità alla dispensa per cercare qualcosa di commestibile. Trovai la cioccolata spalmabile e le fette biscottate che iniziai a divorare rapacemente. La fame chimica ti fa fare cose abominevoli lontane da qualsiasi Galateo nuovo e antico. Mangiando in quel modo sembravo un leone che azzanna una gazzella ma non me ne importava era la fame chimica!

Ad un tratto sentii bussare alla porta. Velocemente posai quello che avevo preso, mi pulii il muso infestato di Nutella con la manica del pigiama e corsi ad aprire. Sul  tappetino del pianerottolo della mia dimora posava i suoi piedi regali e il suo corpo sublime Anastacia Pinchett che appena mi vide sorrise. Mi chiesi se stavo sognando, se ero sballato e se l’erba che avevo fumato era in realtà un potente allucinogeno. Sgranai gli occhi istupidito e solo quando lei disse: <<Ciao Luis, scusa l’intrusione ma devo parlarti… non mi fai entrare?>> mi resi conto che era reale ma mi resi conto anche come mi ero presentato alla porta, con la faccia sporca di cioccolata e umiliazione delle umiliazioni con il pigiama vecchio di quando avevo dieci anni cioè con i soldatini.

<<Puoi scusarmi un attimo?>> le dissi chiudendole la porta in faccia. Corsi di sopra ed in un lampo il bambino di dieci anni divenne il solito diciassettenne punk con  Jeans strappati e maglietta dei nirvana. Pulii il mio muso e mi precipitai ad aprire all’oggetto dei miei desideri. Quando riaprii la porta Ana era spazientita il suo viso era contratto da una smorfia di noia e il suo elegante piedino faceva su e giù in atto di attesa.

<<Scusa>> iniziai <<ma come hai potuto notare non ero nelle condizioni adatte per riceverti. Prego, entra… benvenuta nella mia umile dimora.>>

Sorpresa Ana iniziò a guardarsi intorno ed esclamo:

<<Umile, ma se è una reggia! Ma non eri povero?>>

<<Si, non ero ma lo sono ma è una storia troppo lunga che ti annoierebbe se te la raccontassi.>>

Dall’ entrata ci spostammo in soggiorno e li le chiesi:

<<Posso offrirti qualche cosa?>>

<<Si!>> disse avvicinandosi e afferrandomi ai polsi <<una canna!>>

Ero sorpreso a livelli stratosferici, era venuta solo per questo? La delusione iniziò ad insinuarsi in me e con una faccia imbronciata le dissi: <<Va bene, ma è di sopra in camera mia… saliamo>>

In camera mia lei iniziò a guardare dappertutto, ma la prima cosa che notò fu il mio letto a due piazze sul quale si sedette esclamando: <<Addirittura il letto a due piazze, ti tratti bene!>> ma si alzò la sua attenzione venne attirata dalla grossa pila di dischi appoggiata alla scrivania, mentre io iniziavo a rollare seduto sul letto. Passò in rassegna i miei dischi uno ad uno leggendo a voce alta i titoli:

<<Clash, Sex Pistols, e una decina dei Nirvana, sei un ragazzo cattivo fino in fondo allora!>>

<<Cosa pensavi che ascoltassi i Red Hot Chili Peppers?>>

<<Cosa hai contro i Red Hot?>>

<<Rock per mammolette lontani anni luce dalla violenza e dalla malinconia dei Nirvana>>

<<Violenza? Malinconia? Chi sei un povero depresso? O un omicida?>>

<<Lascio a te giudicare, ma forse tu preferisci i calciatori!>>

<<Quanto sei stronzo!>> disse ridendo e tirandomi un cuscino che mi colpì in pieno volto e facendomi cadere la cartina con tutta l’erba per terra. Scoppiò in una grossa risata le dovevo sembrare molto buffo chino mentre cercavo di raccogliere il disastro che lei aveva fatto sulla mia moquette. Ma ad un tratto mi ricordai l’inspiegabile venuta e l’improbabile richiesta e le chiesi: <<Come mai sei venuta qui? Solo per scroccarmi una canna?>>

<<Certo che no! Scusa se sono stata scortese ma non so proprio come prendere il discorso!>>

<<A me puoi dire qualunque cosa. Dai, ti ascolto e poi se è una cosa grave hai tutto il tempo di scappare perché prima di strangolarti dovrei posare la cartina!>>

Sorrise e iniziò:

<<Volevo ringraziarti per quello che hai fatto per me, in due giorni hai fatto tanto, hai accompagnato a casa il mio ex, mi hai consolato e mi hai difesa facendoti sospendere. Non sapevi cosa era successo ma hai comunque deciso di pestarlo. Ma la colpa non era di Irwin, ma mia…>>

<<Non capisco…>>

<<Io ho accettato di uscire con lui dopo un solo giorno che avevo rotto con Cole! Non so nemmeno io perché l’ho fatto, sapevo solo che volevo uscire perché mio padre non c’era, Georgia era con uno, mi sentivo sola, quando Irwin mi ha chiamato,non ho minimamente pensato alle conseguenze, volevo solo uscire da quella casa, volevo disperatamente parlare con qualcuno, perché anche se non sembra sono sola a volte e stare da sola mi smarrisce, mi fa stare male. Quindi ci sono uscita pur sapendo che lui avrebbe preteso qualcosa di più.>>

<<E’ una giustificazione più che valida, ti sentivi sola, è stato Irwin il porco violento!>>

<<Si ma io sapevo che lui mi ha sempre voluta, e accettare di uscire con lui era un chiaro segno che ci sarei stata!>>

<<Io non ci avrei mai provato sapendoti in quelle condizioni, solo uno sporco maschilista come Irwin poteva approfittare della tua debolezza.>>

<<Si lo so ma non mi posso consolare, dovevo capire che aveva quelle intenzioni da come mi guardava mentre mi sfogavo e soprattutto dal posto in cui mi ha portata…>>

<<Spara!>>

<<Al LOVEBOAT!>>

<<No! Che gran figlio di puttana!>>

<<Poi mi ha offerto una striscia dicendomi che con quella avrei dimenticato tutto. Io ero così disperata che accettai. Dovevo capirlo che era una scusa per portarmi in spiaggia. Arrivati in spiaggia ci sedemmo alla barcaccia, il posto dei surfisti, sniffammo e subito dopo iniziò a toccarmi. Sembrava una piovra, mi stringeva ed io cercavo di liberarmi ma era troppo forte. Iniziai ad avere paura per davvero e gli tirai uno schiaffo.>>

<<Grande!>>

<<Non l’avessi mai fatto! Mi ha gridato in faccia che ero solo una puttana e mi ha tirato un pugno e adesso vedi i risultati…>> disse toccandosi l’orbita destra che aveva ancora un colorito grigio, ma ai miei occhi niente poteva scalfire la sua bellezza.

<<Come hai spiegato a tuo padre quella patacca?>>

<<Non mi ha visto, mio padre non c’è mai!>> disse con una punta d’ira, i suoi occhi divennero lucidi e capii che il pianto era imminente.

<<Anche mia madre sempre assente ma dai basta pensare a queste depressioni, anche tu sei una tipa abbastanza depressa!>>

<<Hai notato?>>mentre si asciugava gli occhi notò che stavo litigando con la cartina che proprio non voleva chiudersi:

<<Ma quanto ci metti? Il re dell’erba che non riesce a chiudere una canna è scandaloso!>>

<<Lo so ma la tua vicinanza mi distrae e la tua cuscinata ha provocato molti più danni di quanto non credi!>>

Ora non piangeva più, si era seduta sulla sedia davanti al letto e mi fissava. La lavorazione di una canna può essere molto interessante per chi non c’è avvezzo, è fascinoso vedere come l’erba si unisca al tabacco indissolubilmente in una cartina bianca che potrebbe rompersi al primo urto. Digrignò i denti in senso di disgusto quando mi vide leccare la cartina per incollarla così che non si aprisse mentre fumavamo.

<<Devi proprio leccarla? È disgustoso!>>

<<E come la fumi sennò? Puoi stare zitta per un secondo? Questa faticaccia è per te!>>

<<Ma guarda che eroe! Due fatiche in due giorni e solo per me!>>

<<Simpatica, la sospensione non te la sei presa tu!>>

<<Già ma la canna me la fumo tutta io però!>>

<<Dovrai passare sul mio cadavere!>>

<<Non vedo l’ora Tyson!>> e scoppiò per l’ennesima volta in una grassa risata ricordando la mia stupida battuta di due giorni prima. Mi era difficile constatarlo ma stavamo flirtando, una cosa a cui non solo non ero abituato ma che mi fece rabbrividire. Con questo pensiero peccaminoso riuscii finalmente a finire, lo spinello era pronto e glielo porsi. Lei, prendendolo in mano si alzò dalla sedia e si venne a sedere sul letto vicino a me. Non appena si fu seduta fui investito in pieno dal suo profumo che mi inebriò trasportandomi in un altro mondo. Tutta la voluttà di quel profumo alla vaniglia mi aveva circondato ed eccitato allo stesso tempo, poi appena lo spinello fu acceso e le grosse boccate di fumo furono espulse dalla sua bocca il profumo alla vaniglia si unì a quello dell’erba bruciata in un gioco di odori che portavano alla perdizione. La stavo fissando nell’atto di fumare e non trovai mai niente di più erotico delle sue labbra a contatto con il filtro della canna. Aveva delle labbra carnosissime, rosse come il fuoco, che si stringevano mentre cacciava il fumo, tutta la sua attenzione era rivolta a quel piccolo bastoncino bianco, cercava di assaporare fino in fondo il sapore acre, quasi come se in quelle boccate volesse imprimere un po’ dei suoi problemi per poi cacciarli fuori insieme al fumo. Ero eccitato, il pene iniziava a farsi sentire dai pantaloni, l’erezione era totale e ne sarei morto se l’avesse capito. Dopo cinque o sei tiri, si girò di scatto e mi guardò con curiosità, devo esserle sembrato un perfetto idiota, perché arrossii come uno scolaretto:

<<Perché mi stai fissando?>>

Il sogno erotico si dileguò lasciando posto non solo all’imbarazzo ma ad un rossore troppo evidente per cui avrei fatto meglio a correre ai ripari.

<<Mi… mi stavo chiedendo perché mi hai raccontato tutto questo, perché ti sei giustificata? Con me, non hai mai dimostrato grande simpatia nei miei confronti, anzi non mi hai mai dimostrato niente, solo indifferenza!>>

<<Forse perché non ti conoscevo… lo sai cosa si dice su di te e… da stupida figlia di papà mi sono omologata a loro. Mi sono giustificata perché non volevo che mi considerassi una puttana!>>

<<NON TI POTREI MAI CONSIDERARE IN QUESTO MODO!>> urlai ma un po’ troppo forte a tal punto da rendere la situazione imbarazzante. Ana mi fissò stralunata e non potè trattenere un sorriso, io ero così mortificato che abbassai il capo e non dissi più niente. Si creò un silenzio insostenibile, avevo il terrore che mi considerasse un idiota dopo quella sparata sconsiderata. Ana mi passò la canna quasi finita e la fumai voracemente cercando di trovare in lei il modo per uscire da quella situazione abominevole. L’eccitazione che avevo provato era sparita come l’erezione, ero così concentrato a trovare una risposta azzeccata o qualcosa da dire che non mi accorsi che adesso era Ana a fissarmi:

<<Stai fumando la carta!>> disse sorridendo,ma non con un sorriso di scherno, il suo era un sorriso di tenerezza. Guardai la canna ed effettivamente era finita, presi il posacenere, ma mentre la spegnevo mi bruciai un dito:

<<Ahi!>> esclamai ma lei stava già ridendo alla buona.

<<Sei proprio buffo! Non ho mai visto un ragazzo più buffo e più tenero di te!>>

<<Ti diverti a vedermi così imbranato, vero?>>

<<Non sai nemmeno quanto!>> disse lei maliziosamente.

<<L’avevo detto che eri una stronza!>>

<<Si un po’, lo ammetto anche io!>>

Ci guardammo per un momento negli occhi in silenzio. La sua espressione era soave, beata come solo lo sballo dell’erba poteva dare. I suoi occhi iniziarono ad accusare un leggero rossore e la sua voce iniziava ad avere una cadenza balbettante come ce l’hanno i veri sballati.  Lo sballo l’aveva raggiunta ma la mia vicinanza e le mie patetiche sparate da fallito le avevano impedito di viaggiare nei meandri più tristi e più oscuri della sua anima, era divertita come non mai, aveva dimenticato tutte le cose cattive e si era abbandonata allo sballo.

<<Voglio fumarne un’altra!>> disse sempre balbettando.

<<Sei impazzita? Non sei abituata non voglio portarti a casa in barella!>>

<<Con chi credi di avere a che fare? Con qualche pischella che non si è mai sballata?>>

<<Ci credo che ti sei sballata ma la coca è diversa dall’erba…>>

<<Lo so!>> gridò. Era divertente assistere allo spettacolo del suo sballo, e la carica erotica ricominciò ad avere effetto insieme all’erba su di me perché senza che me ne accorgessi avevo un’altra erezione.

<<È meglio di no, l’ho quasi finita…>>

<<Che tirchio!>>

<<Grazie!>>

<<Sei proprio un grande taccagno, non offrire un’altra canna ad una così bella ragazza che ti è venuta a trovare, quando mai ti capiterà più un’occasione del genere?>>

<<Va bene!>> mi aveva convinto. Lo sapevo pure io che era un’occasione unica che non potevo perdere, quindi, con pazienza iniziai a fare un altro spinello. Naturalmente lo fumò tutto lei, io non feci altro che fissarla per imprimere ogni momento della sua presenza in camera mia. Cercai di memorizzare le sue labbra mentre fumava, il suo vestito rosso da mare che non lasciava spazio all’immaginazione, le sue gambe lisce come la seta, i suoi occhi stralunati, il suo atteggiamento frivolo, i suoi risolini improvvisi mentre fumava, le sue smorfie quando il fumo le entrava in gola raschiandogliela. Volevo che tutto nella mia stanza acquistasse un po’ di lei, avrei voluto che il suo profumo alla vaniglia restasse impresso in ogni cosa che aveva toccato. Finì anche il secondo spinello e mi guardò dicendomi:

<<Però, roba forte sta marijuana!>>

<<Ma come non dicevi che era roba per falliti?>>

<<Si, e lo penso ancora ma evidentemente sono anche io una fallita, che ti posso dire? Bene. Grazie di tutto forse è meglio che me ne vada!>>

Si alzò ma era ancora troppo sballata e non abituata perché non appena fu in piedi l sue gambe cedettero  e fui io ad afferrarla al volo prima che cadesse. Ci ritrovammo faccia a faccia ed in una strana posizione: entrambi alzati ma lei era come se stesse facendo un caschè. La tenevo tra le mie braccia e mi sentivo morire, sentire il suo calore era inebriante e averla faccia a faccia mi diede un’emozione così intensa che la testa voleva scoppiare. Mi avvicinai a lei per baciarla, ma mi resi conto che non era il caso perché aveva perso i sensi e non se ne sarebbe accorta. La posai  delicatamente sul letto e mi sdraiai accanto a lei. Era stupendo, l’ennesima emozione di quella giornata, averla accanto e sentire il suo respiro muoversi all’unisono con il mio. La mia felicità era al culmine, ero più che soddisfatto, avevo ottenuto molto di più di quello che avrei mai potuto sperare da Ana. Ma non era finita. Ero troppo eccitato, le presi la mano e lei reagì, si alzò e mi lanciò un occhiata così voluttuosa che non ce la feci più, la strinsi forte e la baciai. Consumai il mio primo bacio voracemente e con eccitazione, l’avrei presa lì e subito, non pensavo a cosa stava succedendo, volevo solo fare l’amore. Ana, dopo una prima espressione di sorpresa cercò di allontanarmi perché la mia foga era troppo esagerata, ma poi contro ogni aspettativa rispose al bacio anche lei con foga. Anche lei iniziava ad eccitarsi e l’atmosfera si surriscaldò parecchio. La baciavo, come ho già detto voracemente, vibravo così tanto di desiderio che l’avrei mangiata, assaporavo la sua lingua calda con piacere e dannazione. Ero soddisfatto e contento come un pirata che trova, dopo una lunga ricerca, un tesoro a lungo bramato. Perché era questo lei per me un tesoro a lungo bramato ed ora questo tesoro l’avevo tra le braccia che rispondeva con foga e voluttà ai miei baci e anche lei come me voleva fare il grande passo. Le sbottonai il vestito ed il reggiseno. Le sue nudità rivelate mi eccitarono ulteriormente ed i miei baci rifletterono questa eccitazione, la stavo letteralmente mangiando di baci. Avevo sempre immaginato con orrore il mio primo bacio, del sesso non sapevo niente ed in più i film porno invece di dissipare le mie incertezze le ampliarono ulteriormente. È la classica fregatura dei film porno, il ragazzino terrorizzato dal sesso li guarda per trovare conforto, per capire come fare una volta che la tanto agognata prima volta fosse arrivata. Invece di avere una accurata lezione di sesso, il povero ragazzino arrapato non trova altro che acrobati che fanno uno stanco e ripetitivo esercizio fisico con improbabili posizioni da circo. Anche le donne che infestano i film porno creano sconforto nel povero ragazzino che immaginava la donna immacolata, la dodicenne senza seno e appena sviluppata ma trova una volgare mangia uccelli che si fa trattare come un giocattolo da un nerboruto tutto muscoli e con un pene enorme che gli eiacula in bocca. Il ragazzino ha paura, non si aspettava la sua prima volta con una sgualdrina tutta tette, né è munito di un membro di quelle dimensioni, né si aspetta di dover eiaculare in bocca ad una povera dodicenne indifesa. Questo fu l’effetto che i film porno ebbero su di me e sull’oggetto dei miei desideri, per cui iniziai a pensare al sesso con paura e frustrazione perchè se (e dico se) la mia prima volta sarebbe mai arrivata non avrei saputo minimamente da che parte cominciare. In quel momento, però era tutto diverso: le diedi un bacio da oscar, per niente imbranato, certo all’inizio è un po’ strano, le lingue prima di trovare un giusto intreccio devono fare un lungo rodaggio ma una volta finito sembra essere nati solo per quello. Anche il sesso sembrava una cosa scontata, seguivo semplicemente il mio istinto, ed il mio istinto voleva possedere Ana con tutto se stesso. Anelavo di Ana nei miei pori, il mio corpo voleva unirsi a lei per sempre, avevo finalmente raggiunto quello che tanto aspettavo, che le nostre anime si unissero. Ed in effetti lei non mi stava dando la sua verginità ma la sua anima, la stessa cosa che le stavo  io. Tutto mi sembrava così naturale perché era con Ana, una persona che amavo con tutto me stesso, non mi sarei mai sentito così calmo e rilassato con un’altra donna. Perché lei era unica, lei dissipava ogni dubbio, ed era lo stesso effetto che avevo io su di lei a giudicare dai baci. Capii che anche lei lo voleva fare dopo che mi tolse la maglietta e si spostò ai pantaloni. Iniziò a sbottonarli, un bottone alla volta facendomi impazzire di desiderio. Un’idea le balenò nella mente, lasciò stare i pantaloni e con un sorriso malizioso mi chiese:

<<Il preservativo ce l’hai vero?>>

Indugiai a rispondere perché nella mia mente ringraziai tutti i santi del paradiso per avermi convinto contro la mia volontà a mettere nel mio portafoglio un profilattico rubato dallo zaino di Cole. Non sapevo se l’avrei usato ma come ho già detto altrove la speranza è sempre l’ultima a morire.

Notando che non rispondevo, iniziò a guardarmi con terrore, ma un mio sorriso distese tutti i suoi dubbi. Presi il portafoglio che avevo nella tasca di dietro dei pantaloni sfilai il profilattico e glielo passai. Già pregustavo il piacere che avrei provato mentre lei me lo infilava e se mi avesse fatto un pompino? Per il momento lei si limitava ad accarezzarmi il petto così sensualmente che sentii che ci sarei rimasto. Dal petto si sposto alla pancia sempre accarezzando e dalla pancia finalmente passò al pantalone. Sbottonò l’ultimo bottone e mi sfilò via i pantaloni. Aveva finalmente svelato l’eccitazione che sentivo per lei, perché dal boxer attillato il mio pene stava scoppiando, era carico di eccitazione e fiero nella sua perfetta erezione. La sua mano si spostò al bordo dei boxer e stava per sfilarli ma come al solito una mia brutta abitudine nei momenti topici mi spingeva sempre a rovinare tutto:

<<Sei felice?>> le chiesi come uno stupido. La magia era finita, Ana si fermò di colpo, lasciò i miei boxer semisfilati e mi buttò il preservativo in faccia con la stessa mira del cuscino. Iniziò a rivestirsi in fretta e con un rossore tra l’imbarazzo e l’ira mi disse:

<<Devo andare… è stato un errore, addio…>>

Corse via dalla mia camera e, uscendo sbattè la porta ed io rimasi lì a fissare il la porta chiusa istupidito, con i boxer sfilati a metà giusto perché un ciuffo di peli neri si potesse vedere e con gli occhi sgranati  mi sdraiai pensando di morire sempre se la mia stupidità non mi avesse fatto fuori prima.

 

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